
Una guida chiara su cosa è la plagiocefalia, cosa c’entra il torcicollo, perché i due fenomeni spesso si alimentano a vicenda, e quali strumenti hai davvero a disposizione per affrontarli, per interrompere il circolo che li mantiene.
Fino al 46,6% dei neonati presenta un certo grado di plagiocefalia/brachicefalia nei primi mesi di vita
Tra 6 settimane e 4 mesi è il periodo in cui la plagiocefalia raggiunge il suo picco di comparsa
Pochi minuti al giorno, dalle prime settimane di vita: è il punto di partenza del tummy time
Prima si inizia, meglio è: un intervento osteopatico precoce tende a dare risultati migliori e più rapidi rispetto a uno tardivo
Se hai notato che la testa di tuo figlio ha una forma leggermente asimmetrica — la parte posteriore più piatta da un lato, che dà al cranio, visto dall’alto, una forma a parallelogramma — probabilmente stai osservando una plagiocefalia posizionale.
Illustrazione originale, vista dall’alto: è esattamente questo tipo di asimmetria che valutiamo durante la prima visita.
È importante saperlo subito: nella grande maggioranza dei casi non è una malattia. Le suture del cranio sono aperte e funzionanti — è una condizione di forma, non di struttura. Ben diversa dalla craniosinostosi, in cui una sutura si salda troppo presto: quella sì, richiede una diagnosi tempestiva e, nei casi che lo richiedono, un intervento chirurgico entro i primi mesi di vita. Distinguere le due cose è il primo compito di chi valuta tuo figlio.
Quanto è diffusa? Uno studio su 440 neonati sani, condotto in quattro cliniche pediatriche canadesi, ha rilevato una prevalenza del 46,6% tra le 7 e le 12 settimane di vita (Mawji et al., 2013) — circa il 60% dei casi rilevati era di grado lieve.
Il picco di comparsa, secondo un altro studio che ha seguito gli stessi bambini nel tempo, si colloca tra le 6 settimane e i 4 mesi di vita (Hutchison et al., 2004).
Spesso, insieme alla plagiocefalia, c’è un secondo protagonista: il torcicollo muscolare congenito. È una retrazione del muscolo sternocleidomastoideo — quel muscolo lungo il lato del collo che permette di ruotare e inclinare la testa — che porta il bambino a preferire sempre la stessa posizione.
È qui che si chiude un circolo vizioso: la posizione preferita crea la pressione che appiattisce il cranio, il cranio appiattito rende quella posizione ancora più comoda — il circolo si rinforza da solo.
Una precisazione importante: “torcicollo” non indica sempre la stessa cosa. Esistono forme posturali (semplice abitudine, senza retrazione muscolare), forme oculari, legate ad anomalie scheletriche o a cause neurologiche — condizioni diverse tra loro, che richiedono ciascuna un percorso diverso. Il torcicollo muscolare congenito di cui parliamo qui interessa, a seconda degli studi e dei criteri diagnostici usati, dal 3,9% al 16% dei neonati, e la diagnosi differenziale — capire di quale forma si tratta — è il primo passo, di competenza del pediatra.
Non vanno interpretati da soli in casa come diagnosi: sono indicazioni per portarli, con serenità, all’attenzione del pediatra o del terapeuta di fiducia, che sapranno indirizzarti verso la valutazione corretta.
Il cranio del neonato ha una plasticità straordinaria, e non per caso: per attraversare il canale del parto, molto più stretto della testa stessa, le ossa craniche devono potersi scavalcare leggermente le une sulle altre, riducendo temporaneamente il diametro della testa di qualche centimetro. È un meccanismo necessario alla nascita. Il problema non è la plasticità in sé, ma quando la pressione su questa struttura ancora malleabile è troppo intensa, troppo prolungata o troppo localizzata sempre nello stesso punto — che accada prima della nascita, durante il parto, o nei mesi successivi.
Tutto ciò che riduce lo spazio a disposizione del feto o lo comprime in modo asimmetrico: gravidanza gemellare (un feto che spinge sull’altro), quantità ridotta di liquido amniotico (viene meno l’effetto “cuscino”), posizione podalica o trasversa, prima gravidanza (utero meno distensibile).
Un travaglio molto prolungato mantiene una pressione costante sulla testa per ore; un parto molto rapido può esercitare una compressione intensa in tempi brevissimi. Ventosa o forcipe possono aggiungere microtraumi localizzati, in particolare al muscolo del collo coinvolto nel torcicollo.
La causa più diffusa è semplice: se qualcosa continua a esercitare pressione sempre nello stesso punto per settimane, il cranio ancora malleabile non riesce a “tornare” alla sua forma naturale — tipicamente perché il bambino trascorre troppo tempo nella stessa posizione. La posizione supina nel sonno (fondamentale contro la SIDS, da non abbandonare mai!) si è accompagnata alla diffusione di ovetti, sdraiette e passeggini che mantengono l’occipite sotto pressione anche da sveglio, per molte ore al giorno.
Non è un rapporto a senso unico. È un ciclo:
Limita la rotazione verso un lato → il bambino guarda sempre dall’altro.
Che ne deriva concentra la pressione sempre sulla stessa area dell’occipite.
Che si forma rende quella posizione ancora più stabile e comoda per il bambino.
Il bambino la mantiene ancora di più → il ciclo si rinforza.
Le evidenze attuali non dimostrano un nesso causale diretto tra il grado di plagiocefalia/torcicollo e futuri deficit motori o cognitivi (Laughlin et al., 2011, clinical report AAP). È importante distinguere due cose diverse: “non dimostrato” non vuol dire “escluso”. La letteratura riporta alcune correlazioni, seppur deboli, tra plagiocefalia/torcicollo più marcati e determinati aspetti dello sviluppo — non abbastanza per parlare di causa-effetto, ma sufficienti, insieme al resto, per considerare utile intervenire presto.
Proprio per questo interrompere il circolo vizioso descritto sopra ha un senso che va oltre l’aspetto estetico: liberare il bambino da tensioni muscolari e restrizioni di movimento gli permette di muoversi, ruotare la testa ed esplorare lo spazio in modo più simmetrico — ed è in questa libertà di movimento che si gioca gran parte del suo sviluppo motorio nei primi mesi.
Per il torcicollo muscolare congenito, un trattamento di riferimento riconosciuto è la terapia manuale, con invio precoce dopo l’esame clinico (ed eventuale ecografia del muscolo). Nella grande maggioranza dei casi la risposta è buona.
Il fattore che pesa di più è la precocità: iniziare il trattamento prima dei 3 mesi porta a percentuali di risposta vicine al 98-100% entro 6 mesi, mentre iniziare tra i 3 e i 6 mesi riduce l’esito favorevole a circa il 62% (Kaplan et al., 2018).
In questo percorso conta più iniziare presto che trovare il trattamento perfetto: la prima valutazione, nei primi mesi di vita, è la decisione che pesa di più.
Solo se il torcicollo non risponde adeguatamente al trattamento del terapeuta dopo alcuni mesi, o se il bambino arriva a un anno di età con un quadro ancora marcato, si valuta un intervento chirurgico di allungamento del muscolo (Kaplan et al., 2018).
L’approccio osteopatico lavora sulla salute del tessuto muscolare interessato (compreso l’eventuale ematoma nelle prime settimane) e sulle tensioni cranio-cervicali che si sviluppano di conseguenza, contribuendo a interrompere il circolo posturale che alimenta anche la plagiocefalia.
Se il pediatra valuta necessario un trattamento più strutturato per la plagiocefalia (per esempio un caschetto ortesico nei casi più marcati), i tempi contano: la ricerca mostra risultati significativamente migliori — e trattamenti più brevi — quando si comincia prima dei 6 mesi (miglioramento del 75,3% e 14 settimane medie, contro 60,6% e 18 settimane in chi inizia dopo — Kluba et al., 2011). Non è un motivo per allarmarsi, ma un buon motivo per non rimandare la prima valutazione.
Quando un genitore porta in studio un bambino con asimmetria cranica o torcicollo, la valutazione parte da tre momenti:
Come è andata la gravidanza, il parto, i primi mesi di vita — postura preferita, allattamento, eventuali coliche o reflusso, quando è comparsa l’asimmetria.
Postura del bambino in braccio e sul lettino, asimmetrie di cranio, viso, orecchie, mandibola; eventuali asimmetrie di diaframma e bacino, che spesso accompagnano il quadro.
Con craniometro o calibro, per oggettivare la situazione, capire se il trattamento sta funzionando, e — se serve — fare un invio rapido ad altro specialista.
L’obiettivo del trattamento non è rimodellare il cranio spingendo sull’osso. È ridurre le tensioni cranio-cervicali così che siano le naturali spinte di crescita del bambino a riequilibrare la forma, una volta che il movimento e la mobilità sono stati ripristinati.
Molto più chiaro è il ruolo dell’osteopata nel lavoro sul muscolo interessato dal torcicollo (in sinergia, non in alternativa, con il resto del percorso terapeutico) e nella riduzione delle tensioni che mantengono la preferenza posturale, agendo quindi indirettamente anche sulla plagiocefalia.
Non esistono protocolli standardizzati in osteopatia pediatrica per questa condizione. Uno studio pilota su 12 neonati con plagiocefalia, dopo quattro sedute osteopatiche in due mesi, ha osservato un miglioramento statisticamente significativo delle misure di asimmetria cranica (Lessard et al., 2011) — un risultato incoraggiante, anche se lo studio è privo di gruppo di controllo.
Il “tempo a pancia in giù”, da sveglio e sotto supervisione, è uno degli strumenti più semplici per affrontare sia la plagiocefalia sia il torcicollo: allena lo sviluppo motorio (sollevare e ruotare la testa) e toglie fisicamente la pressione dall’occipite. I neonati con tummy time meno di 3 volte al giorno hanno un rischio più alto di plagiocefalia a 7 settimane (van Vlimmeren et al., 2007). Si inizia con pochi minuti al giorno e si aumenta gradualmente.
Posiziona giocattoli, luci e la tua voce dal lato verso cui vuoi che il bambino giri la testa — il lato opposto a quello che preferisce naturalmente.
Cambia il lato da cui lo allatti, il verso della culla, il braccio con cui lo porti in giro. In uno studio su quasi 400 neonati, chi teneva sempre la testa girata dallo stesso lato durante il sonno aveva una probabilità di plagiocefalia più che sette volte superiore rispetto a chi alternava il lato (van Vlimmeren et al., 2007).
Ovetto, sdraietta e passeggino sono utili ma andrebbero limitati nelle ore di veglia, quando è possibile offrire alternative (braccia, tappeto per il tummy time).
Se non noti un miglioramento costante entro 2-3 settimane di strategie attive, non aspettare: la finestra terapeutica nei primi mesi di vita è preziosa.
Prima si inizia, maggiori sono le probabilità di un buon risultato!
Il fatto che tu stia leggendo questo articolo, informandoti con attenzione, è già il primo passo nella direzione giusta.
Una revisione sistematica recente conferma che la guida di un professionista sanitario, fornita entro i primi 3 mesi, tende a dare risultati migliori rispetto a strategie fai-da-te (Ellwood et al., 2025). Se hai dubbi su torcicollo o plagiocefalia, possiamo valutare insieme la situazione.
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